Acque profonde. I fiumi della memoria
Se la carenza drammatica d’acqua dolce ha reso la vita dei pesci difficile e in molti casi impossibile, nel mare le cose stanno assai peggio. Con i pesci marini siamo da molto tempo letteralmente in guerra in quanto applichiamo a questa pesca una tecnologia militare: radar ed ecoscandagli usati un tempo per individuare sottomarini, sistemi di navigazione elettronici sviluppati dalla marina militare, aerei da ricognizione e da molto tempo i GPS satellitari per localizzare e seguire i banchi di pesci in movimento.
Per quei paesi che ancora cacciano balene si spara loro con cannoni e proiettili esplosivi. La dimensione poi di questa carneficina è difficilmente immaginabile. «Tutte le notti, per sei mesi all’anno, nel Pacifico Settentrionale lavorano tra le millecinquecento e le duemila navi, in totale la flotta da pesca più grande del mondo. Ciascuna di esse metterà in mare fra le trenta e le cinquanta miglia di rete a deriva (...). Praticamente nulla può toccare quella trama mortale senza restarne impigliato».
Essendo creature senza particolare interesse economico, questi pesci diventano una voce di quelli che il gergo militare della Guerra del Golfo definiva “danni collaterali”.